I
TESORI DEI LEPINI
Convegno
del 11 marzo 2001 - Sezze (LT)
Impedire
lo spopolamento e l’impoverimento di vaste aree del territorio dei
Lepini assume una importanza fondamentale per lo sviluppo del
comprensorio, per garantire il nostro sistema sociale e culturale, per
mantenere il territorio.
Attualmente
il “disagio” insediativo che sempre più interessa le zone
pedemontane e montane rischia di diventare sempre più profondo con la
sempre crescente rarefazione dei servizi ai cittadini: servizi pubblici
accorpati per il contenimento dei costi (uffici postali, presidi
territoriali scolastici, sanità, ecc.); insufficiente manutenzione del
territorio, esercizi commerciali privi di una adeguata domanda per la
loro sopravvivenza. Mantenere questi servizi rappresenta la condizione
di vivibilità essenziale nel territorio.
Il
mantenimento e la riqualificazione dei servizi territoriali e
commerciali, secondo forme coerenti con le peculiarità rurali e
montane, devono rappresentare un investimento per il rilancio sociale,
ambientale ed economico di tali zone.
Nella
competitività territoriale non esistono aree sciaguratamente deboli, ma
soltanto aree non messe in condizione di competere e dunque costrette
a tenere “sotterrati i propri talenti”.
È
necessario creare le precondizioni per lo sviluppo e, sinteticamente,
nelle aree fragili del nostro paese queste si chiamano “servizi
territoriali” che evitino le politiche di generalizzato sostegno del
secondo dopoguerra e che siano:
-
mirati e selettivi;
-
attuati secondo forme di partnership pubblico/privata;
-
capaci di esprimere un positivo bilancio economico, ambientale e
intergenerazionale.
Molti
sono i “plus” competitivi:
-
la biodiversità;
-
il sistema delle aree naturali protette;
-
i beni culturali: chiese, conventi, centri storici, rocche e
castelli, dimore storiche, reperti archeologici, giardini, archivi e
biblioteche, ecc.
A
ciò vanno aggiunti: una capacità gastronomica tipica e inimitabile;
una simbiosi stretta tra edificato storico e rurale e abitanti che
significa tradizioni, cultura materiale, capacità creativa sia di
artigianato artistico che di piccola e media impresa: in una parola “valore aggiunto culturale”.
Strumenti
per la promozione dell’area dei Monti Lepini
La
problematica del mantenimento di una adeguata rete di servizi
territoriali ed esercizi commerciali nelle diverse aree dei Monti Lepini,
costituisce una delle condizioni per una loro rivitalizzazione
economica. Ma il mantenimento di tale rete di servizi quali energie
imprenditoriali e produttive può liberare? In altre parole quale
ricchezza può generare per finanziare tali costosi investimenti?
La
manutenzione del territorio per prevenire “catastrofi (in)naturali”
Si
può far fronte alla mancanza di manutenzione del territorio, attività
svolta storicamente dagli agricoltori ed oggi sempre meno sviluppata,
attraverso due direttrici:
-
il contenimento e la razionalizzazione dei costi di intervento,
attraverso attività di natura preventiva;
-
lo
sviluppo di nuove imprese economiche, a livello locale, attraverso la
costituzione di micro-imprese, tecnologicamente e professionalmente
attrezzate al mantenimento dell’assetto idrogeologico.
Tali
sviluppi imprenditoriali non godranno generalmente di commesse di grandi
dimensioni, caratterizzandosi per micro-attività puntuali e diffuse; ma
saranno comunque in grado di attivare circoli economici virtuosi, capaci
di sicuri benefici ambientali soprattutto applicando innovazione
tecnologica (monitoraggio permanente, analisi strumentali adeguate e
interventi di ingegneria naturalistica).
Sarà inoltre possibile recuperare, attraverso tali attività, anche
molte forme di manualità storicamente presenti nelle esperienze
lavorative degli addetti locali.
Il
turismo rurale: arte e ambiente in crescita marcata
La
società dell’informazione tecnologica oggi scopre che lo spazio
rurale rappresenta un grande patrimonio, un bacino di ricchezza che, se
adeguatamente valorizzato, può dare nuovo impulso alla crescita
economica, nonché valide risposte all’esigenza di fruizione
turistico-ricreativa e quindi una migliore qualità della vita. La
crescita della domanda di spazi rurali in Italia ha una duplice
connotazione e ciò vale anche per il comprensorio dei Lepini:
-
da un lato vi è la crescita della localizzazione residenziale in
ambiti rurali, o perlomeno definiti tali ai fini statistici;
-
da un altro vi è la crescita dell’attrazione, dal punto di
vista turistico-ricreativo, della campagna e delle aree pedemontane e
montane.
La
frequentazione della campagna, dello spazio rurale, da parte di quote
sempre maggiori di popolazione, rappresenta soprattutto una potenzialità
di rinascita degli ambiti rurali più svantaggiati e marginali. Il
turismo genera ricchezza locale, e certamente le popolazioni rurali, le
comunità locali, sono sempre più consapevoli che il loro sviluppo non
potrà essere solo esogeno (il turismo), ma che dovrà interessare
proprio le risorse locali, attraverso una valorizzazione locale delle
potenzialità. Il turismo richiede tuttavia la presenza di fattori
endogeni per la sua crescita. Il turismo rurale, in questo senso, potrà
rappresentare in futuro il principale “aiuto” economico alle
popolazioni rurali del nuovo millennio, proprio perché combinazione di
fattori locali ed esogeni.
Il
turismo rurale oggi in Italia è uno dei segmenti a più fortemente in
crescita. Le regioni più “verdi” hanno registrato un vero e proprio
boom nella crescita delle quote di afflusso turistico naturale. A questo
aumento di domanda è corrisposto un aumento di offerta che ha portato,
ad esempio, nel periodo compreso tra il 1970 e il 1993, secondo dati
Agriturist, da 80 a 8.000 gli operatori agrituristici presenti sul
territorio nazionale. Le principali motivazioni di questo incremento
vanno ricercate:
-
nel desiderio di autonomia dell’esperienza turistica, legata
anche alle modalità di accesso alla fruizione ricreativa (piccoli
gruppi, spostamenti con auto propria);
-
nella ricerca di uno “stile”, di genuinità e “autenticità”;
-
nella ricerca di un turismo di “contenuti”;
-
nella domanda sempre più orientata verso il “fuori
stagione”, con incremento di soggiorni brevi (weekend, settimana).
Ad
oggi il problema riguarda la mancanza di una visione strategica e quindi
di un’offerta sistemica del turismo rurale, fattore riconducibile non
solo alla “difficoltà” organizzativa derivante dalla presenza di
un’offerta particolarmente frammentata, ma anche dalla mancanza di
veri e propri “progetti” turistici riguardanti il turismo rurale.
Ma
lo sviluppo di un’offerta turistica in grado di produrre un incremento
del turismo rurale, delle occasioni sia qualitative che quantitative,
presuppone:
-
da un lato che i professionisti del turismo (tour operator,
agenzie di viaggi) si orientino verso questo segmento di domanda con
precise strategie;
-
da un altro che vengano messi in atto tutti gli strumenti di
sostegno alle popolazioni locali al fine di individuare quelle categorie
e quelle figure necessarie a promuovere il territorio locale,
recuperando stili, mestieri, ambienti, tradizioni.
Oggi
per essere positivamente propositivi nel mercato del turismo rurale si
deve strutturare e sviluppare un’offerta in grado di:
-
fornire servizi turistici;
-
proporre attrattive territoriali;
-
produrre un’identità.
Le
aree di intervento e le nuove figure professionali ad esse associate che
possono trovare nel turismo rurale un grande sviluppo strategico sono:
-
i servizi di accoglienza, accompagnamento e assistenza durante la
vacanza;
-
i servizi di trasporto, compreso il transfer dal punto di arrivo
nella località di destinazione alla struttura ricettiva;
-
i servizi ricettivi, comprese le nuove forme di ricettività,
diffusa e a basso impatto ambientale ma ad alto impatto culturale , date
dai sistemi bed&breakfast, dalla sistemazione ed il riuso delle
abitazioni non utilizzate, dalla ricettività en plein air;
-
le gite e le escursioni;
-
i servizi di assistenza alla persona, compresi quelli sanitari e
assicurativi;
-
gli optional in grado di personalizzare la vacanza del cliente.
L’agricoltura
e l’artigianato
“
La crescente importanza delle politiche statali attuate in materia di
ambiente e l’integrazione obbligatoria dei parametri ambientali nelle
politiche economiche settoriali conferiscono nuovamente all’ambiente
naturale una posizione preponderante nel processo di sviluppo rurale e
le zone in cui esiste un ambiente di qualità godranno di maggiori
vantaggi comparativi” (R. Hummelbrunner in Ambiente e sviluppo
locale). In
particolare le zone rurali presentano due “motori”, uno di tipo
esogeno e uno di tipo endogeno, in grado di favorire le attività
economiche “durature” basato sullo sfruttamento delle risorse
locali:
-
da un lato il fattore esogeno rappresentato dall’intervento
pubblico, sotto forma di dispositivi vincolanti (norme, regolamenti) o
incentivi (sovvenzioni, agevolazioni fiscali, ecc.);
-
da un altro, il fattore endogeno costituito dalla potenzialità
oggettiva delle aree inseribili in un contesto di promozione verso quei
nuovi segmenti di mercato in crescita, rappresentati dai prodotti
naturali e biologici, ai prodotti tipici, agli stili, mestieri e
tradizioni locali, tutte “produzioni” a basso impatto ambientale ma
ad alto impatto culturale.
Sono
molte le strategie che in questi anni hanno promosso azioni in ambito
rurale volte a ricreare un quadro competitivo per le imprese locali,
basti pensare alle iniziative LEADER della Comunità Europea. Tutte
queste azioni hanno il minimo comune denominatore nel porre il territorio, inteso come ecosistema, al centro delle politiche
dello sviluppo, in un quadro in cui l’ambiente offre sempre più
reali opportunità di sviluppo, sia in termini di sfruttamento diretto
delle risorse, sia creando condizioni propizie alle attività
economiche.
È
stato già verificato che le principali potenzialità sono da ricercarsi
nella valorizzazione dell’agricoltura, mediante le seguenti azioni:
-
favorire le pratiche agricole meno inquinanti o riducendo l’uso
dei prodotti chimici;
-
incoraggiare l’agricoltura biologica e la gestione dinamica del
rimboschimento forestale (ad es.: curando le fustaie e il sottobosco);
-
stimolare le produzioni alternative (piante medicinali,
officinali o aromatiche, frutti, miele, razze rustiche, ecc.);
-
aumentare il reddito proveniente da attività diverse
dall’agricoltura, sviluppando in particolare le diverse formule del
turismo “verde” (agriturismo, turismo incentrato sulla natura,
itinerari tematici e formule di vacanza per la scoperta del patrimonio
naturale;
-
sostenere le attività di valorizzazione dei prodotti locali
(prodotti di fattoria, prodotti artigianali);
-
creare nuove opportunità nei servizi legati all’uso ricreativo
dell’ambiente, come il ripristino e la manutenzione dei sentieri; la
pulizia dei corsi d’acqua, la creazione di sentieri per escursioni, la
gestione di aree protette, la pulizia dei siti inquinati.
Uno
dei principali problemi per la promozione di un’area svantaggiata nel
mercato del turismo rurale o dei prodotti naturali riguarda il
raggiungimento di una “massa critica”, in grado di proporre non
singoli esempi, ma un progetto legato al territorio e alle sue forme di
sfruttamento economico ed ecologico. Si tratta cioè di mettere in atto
non solo interventi puntuali a livello locale, ma di inserire questi in
una offerta più allargata, più ampia, nella quale trovino posto più
elementi specifici in grado di connaturare un “prodotto
territoriale”: sempre
citando Hummelbrunner “la
riconversione all’agricoltura biologica, ad esempio, dovrebbe essere
condotta, al di là delle iniziative individuali,, su scala più ampia
ed interessare la totalità di un territorio. Ciò consentirebbe la
creazione di unità di trasformazione e di commercializzazione dei
prodotti economicamente vitali e, di conseguenza, un maggiore valore
aggiunto. Questo permetterebbe inoltre di creare aree “biologiche”
più vaste e coerenti e, contemporaneamente, più adeguate dal punto di
vista ecologico”.
In
questo senso potranno nel futuro diventare importanti ruoli quali quelli
di “coordinatori-promotori territoriali” che, attraverso tecniche di
marketing territoriale e di organizzazione locale, siano in grado di
sviluppare progetti complessivi di sviluppo produttivo e di servizi a
sostegno delle aree oggi ancora svantaggiate.
Il
commercio
Già
nel 1996 la Commissione delle Comunità Europee rilevava che “
il commercio locale costituisce un sistema efficiente per cercare di
ridurre il rischio di marginalizzazione delle popolazioni rurali, che
devono poter disporre di un’ampia gamma di servizi in loco. Talvolta
il commercio è indispensabile per il mantenimento di altre attività,
in quanto costituisce lo sbocco naturale dell’artigianato locale,
sottolineando anche come la creazione di legami sociali e il
conferimento di una nuova dinamica alla vita della comunità si effettua
largamente attraverso i piccoli negozi locali”. Per
questo la Commissione Europea indica come obiettivo il mantenimento e la
riqualificazione della rete di piccoli negozi.
Il
Decreto legislativo n° 114 del 31 marzo 1998, concernente la riforma
del commercio, prevede che la Regione predisponga strumenti normativi e
incentivi volti a favorire lo sviluppo della rete commerciale nelle aree
montane e rurali, nonché nei comuni, frazioni e altre località con
popolazione inferiore ai 3.000 abitanti ( notizie di questi giorni ci
dicono che la Regione Lazio ha predisposto gli strumenti su citati ). Più in particolare, si prevede la facoltà di svolgere congiuntamente
in un solo esercizio, oltre all’attività commerciale, altri servizi
di particolare interesse per la collettività, eventualmente in
convenzione con soggetti pubblici e privati. È inoltre contemplata
la possibilità che in tali aree la Regione possa prevedere
l’esenzione per tali empori polifunzionali dai tributi regionali.
Anche i Comuni possono stabilire particolari agevolazioni, fino
all’esenzione, per i tributi di loro competenza.
Sarebbe
opportuno avviare studi pilota a livello di Comunità Montana,
individuando aree da qualificare e potenziare.
Va
inoltre approfondita la possibilità di ideare un marchio volontario da
assegnare ai punti vendita che inseriscano nel loro assortimento una
certa percentuale di prodotti tipici delle zone, garantendo controlli e
tutela del consumatore.
Interventi
a breve da parte dei Comuni
Già
nel breve periodo i Comuni dei Lepini potrebbero iniziare a percorrere
una via autonoma verso la valorizzazione del proprio patrimonio
attraverso l’approntamento di misure quali:
-
l’approvazione dei P.R.G. dove questo non è ancora avvenuto;
-
l’attuazione
di Piani del Colore e dei Piani dei Centri Storici;
-
il
Recupero e manutenzione del territorio attraverso un opera di
razionalizzazione dell’esistente dal punto di vista urbanistico;
-
la
realizzazione di opere a tutela delle falde acquifere;
-
Facilitazioni
per chi abita e opera nei Centri Storici;
-
la
realizzazione di aree protette a dimensione comunale;
-
l’adesione
alla Carta di Aalborg e ad Agenda 21 per la diffusione di iniziative di
sviluppo sostenibile a livello locale;
-
dichiarare
il territorio dei comuni antitransgenico;
-
istituire marchi di qualità locali;
-
formare
delle consulte per l’ambiente e lo sviluppo sostenibile.
Sui
Monti Lepini manca l’elemento unificante, il famoso progetto di ambito
comprensoriale capace di dare una prospettiva certa e
praticabile per il futuro di questo territorio.
Noi,
anche sulla base di esperienze realizzate in altre parti del nostro
paese, ci sentiamo di rilanciare con forza l’attenzione sulla proposta
del Parco Regionale dei Monti Lepini come fulcro di un nuovo sviluppo
economico.
Proposta
che va vista come occasione per il rilancio di tutte quelle attività di
pastorizia, di agricoltura di qualità, di artigianato, di commercio, di
turismo che dall’istituzione del Parco trarrebbero sicuramente nuova
linfa.
Su
queste basi va avviato un serio coinvolgimento di tutte le categorie
interessate e dipenderà solo dalla volontà della comunità lepina e da
una consapevolezza diffusa se si avrà dinanzi un periodo di rilancio
del territorio o se assisteremo ad un suo lento ed inesorabile declino.
È
su questi contenuti che misureremo l’operato di quanti a livello
politico, istituzionale, imprenditoriale, hanno ed avranno responsabilità
di governo su questo territorio.
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