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SIC e ZPS Monti Lepini
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   I MONTI LEPINI

La geologia

I Lepini formano insieme ai Monti Ausoni ed Aurunci la catena preappenninica del Lazio meridionale (Volsina); appartengono alla piattaforma carbonatica laziale-abruzzese e sono formati prevalentemente da fenomeni carsici, ipogei ed epigei, notevoli ed estesi (Grotta del Faggeto con i suoi 315 metri di profondità). L’intero comprensorio lepino si estende su un’area di circa 80.000 ettari (Sup. montana 60.000 ha), nelle province di Roma (Carpineto Romano, Gorga, Montelanico, Segni), Latina (Bassiano ,Cori, Maenza, Norma, Priverno, Prossedi, Roccagorga, Roccamassima, Sermoneta, Sezze) e Frosinone (Giugliano di Roma, Morolo, Patrica, Supino, Sgurgola), per un totale di circa 100.000 abitanti, a Nord e ad Est è delimitato dalle valli dei fiumi Sacco ed Amaseno, a Sud dalla Pianura Pontina; mentre ad Ovest confina con i colli Albani.

L'Orografia

Orograficamente è formato da due catene principali con andamento Nord-Ovest, Sud-Est, divise dal Fosso di Monteacuto - Fosso di Montelanico: il Gruppo del Monte Semprevisa (m 1.536 s.l.m., cima più alta dei Lepini) e quello del Monte Lupone (m 1.378 s.l.m.) costituiscono la catena occidentale; quella orientale scende ripida sulla Valle del Sacco ed è formata sostanzialmente dall’esteso gruppo del Monte Gemma (m1.457 s.l.m), Monte Malaina (m 1.480 s.l.m.), Monte S. Marino (m 1.387 s.l.m.) e Monte Alto (m 1.416 s.l.m.) . Il Monte Cacùme (m 1.096 s.l.m.) sorge quasi isolato sul versante dentro dell’alta Valle dell’Amaseno alla confluenza con la Valle del Sacco, ed è collegato a Nord-Ovest con il gruppo del Monte Gemma. La cima del monte è costituita da un Klippen di calcarei cretacei (80-100 milioni di anni fa) che giace su un flysh miocenico (25 milioni di anni fa); probabilmente si tratta di un frammento di una faglia ivi sovrascorsa.

Il clima

I Monti Lepini sono situati intorno al 42° parallelo, a circa 50 Km a Sud di Roma; risentono di influenze bioclilmatiche diverse: una maggiore componente mediterranea - subtropicale, nei versanti sud occidentali, ed una marcata influenza continentale-balcanica nelle zone interne, settentrionali ed orientali. La esigua distanza dal mare Tirreno (circa 15 Km dalla linea di costa) fa si che un fenomeno meteorico provveda a mitigare il clima nelle stagioni più calde: le piogge orogenetiche. Si generano a causa del repentino raffreddamento subito dalle masse d’aria umida di origine marina che superano il rilievo formato dalla catena occidentale, con il Monte Semprevisa (il più alto).

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La flora

L’indice di boscosità del comprensorio studiato è pari al 30% circa (Forlenza, 1980-81). La vegetazione arborea è formata da tre tipi principali di cenosi:
Bosco di faggio, che ricopre gran parte delle zone culminali del piano montano inferiore a partire da 800-900 m s.l.m. In questa zona è rilevante la presenza di Taxus baccata.
Bosco misto di latifoglie, con prevalenza di Ostrya carpinifolia, Quercus cerris ed Acer obtusatum; è presente nel sub-orizzonte mediterraneo del piano basale, da circa 200 a 800 m s.l.m.
Bosco di leccio, con Quercus ilex e Q.pubescens; che spesso sovrasta il bosco misto ed entra in contatto diretto con la faggeta.
Nel sub-orizzonte mediterraneo del piano basale sono presenti zone a macchia mediterranea con Q.Ilex, Pistacia lentiscus, Phillirea media, Erica arborea, Arbustus Unedo, Mirtus communis.
Le zone occidentali e di media collina si presentano inoltre brulle e desertiche a causa dell’eccessivo pascolo e dei continui incendi. Oltre alla vegetazione arborea che forma i principali ecosistemi del comprensorio, vi troviamo zone aperte pascolate (pascoli antropici), pascoli e prati pascolo per un totale di circa16.000ha, situati a diverse quote; i coltivi, ormai in gran parte abbandonati, che sulle cime più alte assumono aspetti comuni alle praterie d’altitudine tipiche dell’Appennino centrale.
Da ricerche sino adesso effettuate (Forlenza e altri), ma non ancora pubblicate la flora vascolare dei Monti Lepini , annovera circa 1.320 specie di cui 25 Pteridofite, 15 Gimnosperme, 270 Monocotiletoni, 1000 Angiosperme (dicotiledoni).
Specie rare di rilevanza botanica: Taxus baccata L. : specie prettamente mesofila, tendenzialmente sciafila, che predilige i terreni calcarei freschi o moderatamente umidi; ora regredita in piccole aree microclimatiche.
Il Tasso è inoltre un’indicatore fitogeografico che testimonia un aspetto importante della storia della vegetazione attuale, quale relitto del cingolo del lauroceraso. Testimone vivente di una antichissima vegetazione ormai scomparsa risalente al periodo Mesozoico ( più di 100 milioni di anni fa), non forma mai popolamenti estesi e continui , ma è presente normalmente in stazioni localizzate con un numero esiguo di individui; è specie compagna di fitocenosi principali quali la faggeta, abetina e bosco misto e presente a quote variabili dai 300 ai 1.600 m s.l.m.
Il Tasso ha un areale prevalentemente Europeo che presenta disgiunzioni asiatiche e nordafricane; Pignatti (1982) lo annovera fra le specie ad areale paleotemperato.
In Italia è diffuso su tutto l’arco alpino e nell’Appennino centro settentrionale con il limite meridionale del Lazio all’Abruzzo sino al Gargano; più a Sud è segnalato dalla Basilicata. E’ inoltre presente in Sicilia , sui Nebrodi e nella Sardegna centro settentrionale. Le località più importanti dell’Appennino centro meridionale sono i Monti Sibillini, i Monti Lepini e la Foresta Umbra sul Gargano. L’uomo è intervenuto spesso in maniera decisiva nella conformazione dell’attuale areale,perseguitando la specie sia per l’ottimo legname, che per la sua fama, spesso esagerata, di pianta tossica o venefica. La Società Botanica Italiana (AA.VV., 1979) nel censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale, individua nella presenza del Tasso uno dei pregi vegetazionali dei Monti Lepini. La specie è considerata tra gli “elementi esemplari della biocenosi del Territorio laziale” ed è protetta dalla legge regionale del Lazio n. 61 del 19 settembre 1974; analoghe misure di tutela sono state emanate anche dalle altre regioni dell’Appennino centrale (cfr. Biondi, 1988). Attualmente sono conosciute sui Monti Lepini ben otto aree dove il Tasso è presente, divise fra la catena occidentale e la catena orientale.
Presenza di esemplari con circonferenza alla base di 5-6 metri ed un’altezza di 20. Nella porzione iniziale di Valle Naforte va segnalata la presenza di una pianta annoverabile fra le più longeve e maestose dell’Appennino centrale e forse d’Italia, con un’età , stimata, largamente superiore al millennio (Forlenza). Le peculiari caratteristiche biotiche ed abiotiche hanno favorito le localizzazioni nei Monti Lepini di specie rare o con distribuzione disgiunta o puntiforme almeno per quanto riguarda il Lazio. Fra tutte vanno ricordate: Stafhyllea pinnata, non molto diffusa in Italia, abbondante nell’Avellinese (Campania), presente intorno al lago di Nemi (Roma) e di poche altre località del Lazio; Euonymus latifolius, raro in Italia e in tutta la Catena dei Volsci (Monti Lepini, Ausoni e Aurunci ); Prunus mahaleb e Tilia platyfhyllas, Cotoneaster nebrodensis e Frangula Alnus. Le Orchidiaceae comprendente 55 specie, 1 sottospecie e 6 ibridi interspecifici, che rappresentano una rilevante presenza di questa famiglia rispetto alla flora dell’intero comprensorio dei Monti Lepini. Sono risultate rare e localizzate: Caeloglossum viride, Dactylorhiza romana, Epipactis muelleri, Epipactis persica , Listera ovata, Ophrys tenthredinifera, Ophrys tetraloniae, Ophris militaris, Orchis simia, Himontoglassum Adriaticum, Ophrys Insectifera. Mancano, al momento, quelle specie che vivono nelle aree più calde e aride in prossimità della costa, quindi più difficili da reperire nei Monti Lepini mentre per altre, tipiche dell’orizonte montano e degli ambienti culminali o di faggeta si può ragionevolmente prevedere una loro probabile presenza .
Oprhys lacaitae è senza dubbio la specie più significativa del comprensorio Lepino ed il Monte Cacume rappresenta il limite settentrionale del suo areale. Le orchidee Ophris lacaitae e Ophris carbonifera, endemiche dell’Italia centro meridionale; altre specie erbacee quali : Cerastium tenoreanum, che ha nel Cacume l’unica stazione del Lazio (Lucchesi & Lattanti 1983); Barbarea verna , Arabis rosea , Cymbalaria pilosa, Veronica montali, Eupharasia salisburgensis (nel Lazio localizzata in poche zone montane), Globularia meridionalis e Campanula tanfanii.
Queste sono insieme al tasso e agrifoglio le presenze floristiche di maggior pregio del biotopo.


La fauna

A far parte del patrimonio faunistico del comprensorio dei M. Lepini, un alto numero di specie erpetologiche (12 Anfibi e 17 Rettili), equivalenti all’82% di quelle presenti nell’intero territorio regionale. Nell’area esaminata è presente il 94,4% dei rettili del Lazio, tra cui il Colubro di Riccioli (Coronella girandica ) specie rara e localizzata, segnalata in pochissime località, protetta dalla legge regionale di tutela della fauna minore. Per quanto riguarda gli anfibi si ha una percentuale del 64,3%, va segnalata la presenza della Salamandrina dagli Occhiali (Salamandrina terdigitata), tra i vertebrati italiani questa specie rappresenta forse l’endemismo più interessante. E’ l’unica specie vivente del suo genere ed è diffusa esclusivamente nelle regioni appenniniche italiane, nel Lazio è nota di tutti i rilievi antiappenninici e di alcune aree montuose appenniniche; specie vulnerabile protetta dalla legge regionale della fauna minore. Raro e localizzato, scomparso in diverse località a causa dell’inquinamento e della distruzione dei biotopi frequentati, l’Ululone a ventre giallo (Bombina pachypus) endemico della fauna italiana è specie vulnerabile; protetta dalla legge regionale di tutela della fauna minore. L’avifauna del comprensorio lepino, annovera complessivamente 160 specie di uccelli: 64 sono le specie stazionarie, 41 quelle esclusivamente di passo, 30 le estive, 7 le invernali, 14 le occidentali ed altre 4 considerate a status indeterminato.
Le ricerche effettuate hanno inoltre cartografato la distribuzione di 95 specie nidificanti di cui 86 lo sono certamente (136 nell’intero territorio laziale, secondo Arca & Petretti, 1984), 3 probabili ed altre 6 eventuali o possibili; in totale rappresentano circa il 41% delle specie nidificanti in Italia ed il70% di quelle nidificanti nella Regione Lazio.
Esclusi dal sistema delle aree regionali protette i Monti Lepini (insieme ai Monti della Tolfa), rappresentano un’area chiave per la conservazione del Lupo (Canis lupus L.,1758) a livello regionale. Risultati emersi da ricerche condotte (Carmine Esposito) nel comprensorio dei M. Lepini a partire dal 1987, si perviene alla conclusione che diversamente da quanto si riteneva, nel comprensorio dei M.Lepini anche negli anni 60 – 70 è stata quasi sicuramente sempre presente una limitata popolazione di lupi.Una stima approssimativa indica nell’area la presenza, per il periodo 1988–89, di 4–5 individui, con una densità di un lupo ogni 150/200 kmq.
La ricerca ha inoltre evidenziato la scarsa tutela degli interessi economici (rimborsi, aiuti ecc.) dei pastori e degli allevatori e un diffuso e serio problema del randagismo (49,5 cani/100 kmq) che provoca notevoli danni al bestiame brado, più di quanto possano fare i pochi lupi presenti.
Il lupo è specie protetta in Italia dal Decreto del Ministero dell’Agricoltura del 22 novembre 1976 (decreto Marcora) e dalla legge sulla caccia N.968 del 1978, inoltre la maggior parte delle regioni hanno promulgato leggi d’indennizzo dei danni provocati dal lupo al patrimonio zootecnico. La principale causa di mortalità del lupo nei Monti Lepini è legata all’azione diretta dell’uomo per arma da fuoco. E’ da ritenere che i bocconi avvelenati, le trappole e i lacci (cfr. Guberti & Francisci, 1991) non vengono usati, in quanto nel comprensorio gli animali domestici sono liberi di vagare. Inoltre le uccisioni documentate sono certamente solo una parte di quelle conosciute: in tutti questi anni infatti, altri lupi sono stati sicuramente uccisi senza essere segnalati o denunciati. Il comprensorio dei M. Lepini (inserito nei SIC) , nonostante sia separato geograficamente dall’Appennino vero e proprio e presenti per alcuni aspetti un certo degrado e un marcato livello di antropizzazione (strade, edilizia sparsa, abusivismo, privatizzazioni terreni pubblici, tagli di frodo, pascolo eccessivo, bracconaggio, caccia, cave, rischio d’inquinamento della falda basale una delle più importanti del Lazio.), conserva ancora oggi un grande valore naturalistico sia vegetazionale che faunistico meritevole d’interesse e di protezione.

Valenza naturalistica

Da anni competenti organismi e società , come il Consiglio Nazionale delle Ricerche (1971 e 1978, ex Commissione Conservazione della Natura ), la Società Botanica Italiana (1971 e 1979), numerose associazioni ambientaliste (tra cui Italia Nostra, 1974 e 1979) e per ultima la stessa XIII Comunità Montana dei Monti Lepini chiedono l’istituzione e la creazione di un Parco Naturale Regionale nell’area (comprensorio ora incluso nel piano dei Parchi e delle Riserve Naturali del Lazio). Si ritiene opportuno segnalare che oltre alla presenza del lupo è stata rilevata anche quella del Gatto Selvatico (Felis silvestris) e della martora (Martes martes).

Vorrei infine chiudere queste considerazioni sul lupo con le parole di G. Weeden:

“ Il mondo ha bisogno del sentimento degli orizzonti inesplorati,
dei misteri degli spazi selvaggi.
Ha bisogno di un luogo ove i lupi compaiono al margine del bosco
non appena cala la sera, perché un ambiente capace di produrre
un lupo è un ambiente sano, forte, perfetto”.

Aree protette

Oasi di Montelanico, istituita negli anni 60, ricade nella provincia di Roma ed interessa i Comuni di Carpineto Romano, Montelanico, Segni. Ha un estensione di 3.000 ha, nella catena montana occidentale.
Da considerare aree soggette a rimboschimento che potenzialmente sono alla base per la costituzione di un sistema di riserve integrate del parco.
Aree di maggiore estensione in provincia di Latina :
Monte Forcino–Furcino, comuni di Bassiano, Sezze.
Monte Nero e della Difesa, comuni di Maenza–Roccagorga.
Monte Acuto, comune di Maenza.
Monte Carborino, comune di Bassiano e Sermoneta.
Altre aree sottoposte a vincoli di rimboschimento, sono presenti nelle province di Roma–Frosinone.
Da valutare l’estensione e il valore patrimoniale delle terre pubbliche:
Zone di proprietà comunali.
Zone di proprietà regionali ed enti collegati.
Zone di proprietà di università agrarie.
Zone di proprietà dello Stato.
Terreni sottoposti a vincoli di uso civico (di vasta estensione):
es. In provincia di Latina, assommano a circa 10.000–12.000 ha.
Il concetto di uso civico può essere esteso non solo alla caccia, alla raccolta del legnatico ed al pascolo, ma anche a nuovi valori :
Diritto all’ambiente, alla natura, alla ricreazione, allo svago, alla protezione, alla ricerca, ed all’educazione ambientale.