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Valorizzare i beni culturali di Sezze

Valorizzare i beni culturali di Sezze

Un progetto nato con l'obiettivo di stimolare la conoscenza delle risorse culturali ed ambientali legati al territorio. Un modo per non perdere la memoria delle nostre radici.
Una ricerca iniziata quasi per caso nel 2007 quando osservando la cartografia I.G.M. abbiamo visto che sulle carte esistevano ancora gli antichi sentieri e tratturi che collegavano Sezze alla Pianura Pontina.
Grazie alla cartografia elettronica e ai nuove strumenti di navigazione abbiamo trasferito le tracce su strumenti G.P.S. ed abbiamo incominciato a sperimentare la possibilità ripercorrere questi antichi sentieri e tratturi.

Con grande stupore ci siamo accorti che quei sentieri c'erano ancora ed erano pressoché intatti.
Sembrava che il tempo si fosse fermato agli anni sessanta del novecento.

Quest'area, a causa della natura impervia del terreno, è rimasta fuori dalla cementificazione disordinata e selvaggia che ha interessato Sezze. Questi luoghi sono rimasti pressoché intatti.
Ripercorrendoli ci siamo accorti che attorno ad essi c'erano numerosi siti di elevato interesse archeologico e naturalistico. Si è quindi iniziato a censirli georeferenziandoli. Successivamente  si è iniziato a sperimentare questi percorsi a scopo turistico-escursionistico. Prima con gli amici di sempre, quelli con cui abbiamo tante volte a cercato inutilmente di sensibilizzare le istituzioni, alla valorizzazione delle ricchezze culturali ed ambientali del territorio, poi con i conoscenti ed infine con gli amici degli amici.

Lungo questi sentieri abbiamo trovato una gran quantità di manufatti che testimoniavano la presenza umana fin dai tempi preistorici.

Piano piano in maniera spontanea si è creato un movimento di cittadini che avevano a cuore la riscoperta dei luoghi legati all'infanzia o alla gioventù.
E' così che è nato il gruppo in difesa dei beni archeologici di Sezze. Composto dal Circolo Lepini Legambiente, Setina civitas, Coldiretti Sezze, CONT-TATTO singoli cittadini e professionisti. Tutti con lo scopo di non perdere la memoria collettiva.

Così sempre quasi per caso qualcuno ha incominciato a chiedersi dove fosse la Sedia del Papa, c'era stato da bambino. Oppure dove fossero la Preta degli Trasoro, la fonte della Chitara o la fontana dell'Oro e soprattutto che fine a fatto l'Uomo a phi (oggi sappiamo che giace irrimediabilmente cancellato nei magazzini del museo Picorini di Roma). La scelta del logo del progetto, l'Uomo a Phi, non è stata casuale ma è l'emblema della memoria perduta di Sezze.

I buoni risultati non sono però mancati. Grazie ad una foto del 1982 su un libro sulla storia locale abbiamo ritrovato la Sedia del Papa di cui nessuno ricordava l'esatta ubicazione. Qualcuno lo descriveva come un trono scolpito nella pietra. Altri come una pietra naturale che assomigliava che assomigliava ad un sedia in pietra. La tradizione vuole che su questa pietra si sedesse Pio VI e prima di lui Sisto V (nella carta del Sani del 1777 viene indicato come Sasso di Sisto) ad osservare le opere di bonifica.
Grazie ai ricordi degli anziani abbiamo riscoperto la Preta degli Trasoro di cui non esistevano nemmeno foto. Esisteva solo la trascrizione dell'epigrafe su questa tomba di E. R. su un testo del 1912 di Henry H. Armstrong "Topographical Studies at Setia" testo esso stesso di cui non si trovavano copie sul territorio ma ritrovato su internet.
Abbiamo recuperato, acquistandolo ad un asta in rete, il testo "Dipinto schematico Rupestre dell'Arnalo dei Bufali sotto Sezze Romano" in cui Blanc nel 1936 descrive la scoperta dell'Uomo a Phi.
Abbiamo persino trovato dei siti archeologici non segnalati. Una cava litica nei pressi della Fonte della Chitara, un ponte pedonale antico.

"Camminiamo nei luoghi storici di Sezze e lo facciamo con tutti gli amici che ne abbiano voglia"


Logo del progetto. Scelto come simbolo della nostra memoria perduta


Sedia del Papa 1982 (L. Zaccheo)
Sedia del Papa 2013

Preta degli Trasoro

Dettaglio iscrizione


Trascrizione Herry H. Armstrong 1912

C.I.L. X, 6471 is cut near the top of a perpendicular piece of rock some 4.50 m. in height, but with the aid of a ladder I was able to get a good view of it. The inscription, which is rapidly becoming illegible, apparently dates from the late Republic.2 My transcription is as follows


Relazione della scoperta dell'uomo a phi


Uomo a phi